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Estoniani – Giulia Oro

Con Estoniani gli italiani in Estonia si presentano, tocca a Giulia che sta facendo l’EVS a Tallinn… 

1. Nome, cognome, età, provenienza

Giulia Oro, 24, Vicenza.

Giulia

2. Raccontami brevemente chi sei e cosa fai in Estonia

Sono arrivata a Tallinn il 4 Settembre 2014, da sei mesi ormai, e starò qui fino ai primi di Giugno. Quello che mi ha portata all’estero è stato la scelta di fare un EVS (European Voluntary Service), un programma di mobilità giovanile Erasmus+.

Dopo la laurea triennale in Arti Visive e dello Spettacolo ero molto confusa. Sentivo il bisogno di staccarmi da una serie di situazioni, abitudini, relazioni che in quel momento mi circondavano, per cercare di sperimentare qualcosa di diverso, qualcosa che mi coinvolgesse più umanamente che professionalmente. Per questo ho preso in considerazione la possibilità di fare l’EVS; mi sembrava una buona opportunità per spostarsi, per lo meno seguendo un progetto strutturato e finalizzato. Il Nord Europa mi ha sempre affascinata quindi inizialmente avevo mandato una serie di applications in diverse capitali nordiche. Poi, quando mi hanno risposto da qui, mi sono informata meglio su questi posti chiedendo anche pareri ad amici che in un modo o nell’altro ci erano già stati e alla fine ho realizzato che l’Estonia poteva essere il luogo perfetto, un ponte tra Est e Nord Europa, un Paese con una storia recente e con tanti aspetti, soprattutto linguistici e culturali, da scoprire e approfondire. Quindi sono partita.

Il mio progetto prevede che io svolga il mio servizio in una scuola. I bambini hanno un’età compresa tra i tre e i sette anni. Con loro gioco e organizzo attività creative in base a quello che sono in grado di fare, dal semplice concetto di gioco a qualcosa di più elaborato per cui devono, per esempio, riflettere e interpretare e loro emozioni e via così. Mi incuriosiva l’idea di sperimentare i miei studi in una dimensione educativa, soprattutto diversa da quella con cui sono cresciuta io. I bambini parlano estone e/o russo e la lingua è stata fin da subito, ed è ancora, un ostacolo per me perché la trovo molto difficile, nonostante riesca ad esprimermi con semplici frasi. Ad ogni modo sto comunque sperimentando quanto sia stimolante riflettere su una forma di comunicazione non verbale in cui spesso occhi e gesti dicono molto di più delle parole.

Ad ogni modo, nulla mi vieta di organizzare qualche lezione di inglese o italiano nonostante abbiamo già l’insegnante di inglese per esempio.

3. Quali sono i posti più belli del paese baltico dove sei stato

A dire il vero ho viaggiato più in Scandinavia che qui. Ho in programma di girare l’Estonia e i Baltici, oltre che la Russia, a breve. I posti che ho visto finora sono comunque stati Viljandi e Rakvere. Rakvere è un paesino a est di Tallinn, in direzione di Narva, a cento chilometri dal confine russo. Ci sono andata durante le vacanze di Natale, in autostop, con la mia coinquilina spagnola. Un’avventura unica, emozioni indimenticabili, paesaggi infiniti, foreste infinite, neve e ghiaccio, qualcosa per cui il sentirsi piccoli di fronte alla natura ti fa sentire pieno.  A Viljandi, invece, ci sono stata due volte, la prima verso fine Settembre per il primo meeting con altri volontari, la seconda a inizio Febbraio per il midterm meeting. Ho visitato sia il centro del paesino, sia la foresta nei dintorni. Il paesino sembra veramente immerso in una fiaba, il mio posto preferito è sicuramente Lossipark (castle park), una collina a cui si ha la possibilità di accedere tramite una sorta di ponte levatoio. Dalle rovine di un’antica fortezza si può ammirare un panorama suggestivo sul lago. Da non dimenticare poi il Fellin Kohvik (il cui nome è un chiaro omaggio al celebre Federico Fellini), un cafè intimo e accogliente, con gli interni tipicamente scandinavi e una torta al mirtillo con un sapore che non si può dimenticare. A venti chilometri da Viljandi c’è una località, un cottage nel cuore della foresta estone, un paradiso di betulle innevate, chiamato Männiku. Qui ho potuto sperimentare la tipica sauna finlandese (detta Savusauna), associata ai riti purificatori di nascita e di morte comuni a molte antiche religioni. Ci hanno raccontato, infatti, che le donne andavano a partorirci e gli ammalati a curarsi. È stata un’esperienza unica anche perché mi sono rotolata completamente nuda nella neve durante la sauna, una sensazione indescrivibile.

Non vorrei dilungarmi troppo, ma due righe su Tallinn le vorrei scrivere dal momento che ci vivo, anche se preferisco lasciare tutto da scoprire perché è una città che va veramente scoperta. Trovo che Tallinn sia interessante perché è una città con diverse sfaccettature. Nel giro di dieci minuti a piedi ci si può trovare immersi in una fiaba medievale tra le torri della città vecchia in centro, ad un mercato russo ancora immerso nell’epoca sovietica, a luoghi abbandonati con un fascino decadente e underground, a quartieri con case di legno tipiche dei pescatori, per non dirne tanti altri. Tallinn, inoltre, non è una città monotona e nonostante non conti i numeri di una metropoli, ha tantissimo da offrire a livello culturale, dal cinema al teatro alla musica all’arte.

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4. Quali sono i tuoi tre piatti estoni preferiti

La cucina estone non mi fa impazzire, o meglio, è una cucina tipica dei paesi freddi. Quindi i piatti devono per forza essere sostanziosi e spesso mi manca la raffinatezza che hanno i piatti italiani, ma forse lo dico solo perché è la mia terra d’origine ed è naturale che sia così.  (Stando via di casa si impara ad apprezzarne molte più cose, soprattutto quelle più semplici, ci tengo a dirlo). Alla carne e al pesce si accompagnano spesso riso, segale o porridge. C’è un dolce che mi piace molto, il kama, fatto a base di cereali misti e latte fermentato con zucchero. Non parliamo poi della birra, molto buona, un sapore artigianale. La mia preferita è la Saku. Suggerisco di provare il Vana Tallinn in compagnia con gli amici, quello in crema, molto simile al noto Baylies.

5. Cosa pensi degli estoni?

Questa è una domanda molto interessante, ma nello stesso tempo molto difficile. Il luogo comune vuole che le persone nordiche siano etichettate come persone fredde e chiuse. Io non sono d’accordo. Credo che in fondo tutti siamo umani e tutti proviamo le stesse emozioni. Se poi vogliamo parlare di intensità e modalità nel trasmetterle, è chiaro che molto dipende da fattori esterni e il fattore climatico non è da sottovalutare. Il freddo è un ostacolo, ma può anche essere una potenzialità.

Ti permette di sviluppare un forte equilibrio tra mente e corpo, per cui riservare energia è fondamentale. È un concetto naturale, alla base della sopravvivenza credo, nulla di filosofico. Quindi quello che posso dire degli estoni è che sono persone forti, o sono costrette ad esserlo in un certo senso, come d’altronde tutti i popoli nordici.

Quindi “chiusi” non è un termine che mi piace usare.

Oltretutto, dall’autunno scorso sto collaborando con JazzKaar per cui recensisco concerti e intervisto musicisti e posso assicurare che il patrimonio musicale e culturale è immenso e soprattutto le persone dedicano molto del loro tempo libero per preservarlo e tramandarlo. Danze, canti, strumenti musicali, lavori artigianali.. Quando entri in contatto diretto con le tradizioni ti accorgi che forse noi ne abbiamo perse, o ne stiamo dimenticando, tante. Sicuramente alla base di tutto ciò c’è un passato storico che ha visto l’Estonia sottoposta ad una serie di conquiste straniere e, non dimentichiamocene, ad un regime, quindi è chiaro questo sentimento comune nel preservare una propria identità. Parallelamente c’è una generazione di giovani (mi riferisco ai miei coetanei tra i venti e i trent’anni) che si muovono in una direzione di “rinnovamento”, o comunque di apertura più internazionale, che mira ad avvicinare l’Estonia alla scena europea. Personalmente ho potuto constatarlo nel design, nelle arti visive e performative perché, chiaro, è l’ambito che mi interessa più da vicino. Ho collaborato con la galleria dell’Accademia d’Arte per esempio e spesso vado nella zona di Telliskivi, un’area industriale abbandonata e riconvertita in spazi per l’arte, qualcosa che vagamente può ricordare atmosfere underground come Berlino.

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6. Cosa pensano gli estoni di te

Non ho la minima idea di cosa pensino gli Estoni di me, non mi è neanche mai venuto in mente. Le persone locali con cui sono più in contatto sono le insegnanti della scuola, i tutor e i coordinatori del progetto. C’è un bel rapporto, c’è un confronto tra culture diverse. Quello che mi dicono ogni volta che in qualche modo si parla di

Italia è: “Ilus keel! Ooh che bella lingua!”, “Quanto sei fortunata, vivi in un paese con il sole e il mare!”. Io però ci tengo a far notare che vivo nel Nord Italia quindi sole e mare non sono proprio all’ordine del giorno come nel Sud!

7. Com’è cambiato il tuo rapporto con la vodka da quando sei in terra estone

Vodka non ne ho mai bevuta così tanta, preferisco del buon vino e la birra con gli amici. Sicuramente qui ne bevono parecchia e ogni tanto l’odore nei mezzi pubblici si sente, e mica poco! Nonché quello di aglio, credo che qui piaccia molto!

8. Dimmi tre locali estoni dove ti piace andare e che consiglieresti

Il mio locale preferito è F-Hoone. Si trova nella zona Telliskivi e non è altro che una fabbrica abbandonata riconvertita in un cafè/ristorante. Si mangia molto bene e non si spende neanche tanto, ci lavorano molti giovani e c’è un clima dinamico e innovativo. Spesso vengono organizzate serate, di musica o a tema. Mi piace molto andarci nche nelle sere durante la settimana, con il mio computer, per scrivere, è un posto che mi ispira molto. Come questo ce ne sono tanti altri, tutti con interni particolari. Sempre nella stessa zona per esempio c’è il Boheem, un tipico cafè bohemien in cui si mangiano delle crepes deliziose. In centro, nella Old Town, ci sono il Must Puudel e il Sinilind tra i miei preferiti, tutti locali che di sera diventano club con musica e dj. Ce ne sono molti altri, ma li lascio scoprire ai più curiosi, come li ho scoperti io a mio tempo.

9. Temperatura minima con cui ti sei trovato per strada? Racconta come ti sei sentito

Purtroppo non ho potuto sperimentare il vero freddo, quello polare, quello che tutti temono. Quest’anno, ma in realtà da due tre anni a questa parte mi dicono, l’inverno nordico sembra non esistere più. Mi ricordo solo le giornate di fine Novembre quando erano venuti i miei cugini a trovarmi: c’erano -16° Mi ricordo che era molto difficile girare a piedi o per lo meno ogni mezz’ora dovevamo entrare in un locale, negozietto di souvenir, centro commerciale o supermercato che fosse per scaldarci. Noi intirizziti dal freddo e la gente del posto in piazza ad ascoltare i primi concerti di Natale!

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10. Qualche aneddoto, se ne hai

Al momento non me ne vengono in mente, non credo di averne.

Ciao! Spero di aver incuriosito qualcuno con i miei racconti, per lo meno chi ha voglia di viaggiare e conoscere posti che non rientrano nelle solite categorie mainstream. L’Estonia è tutta da scoprire, fidatevi di me.

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Grazie Giulia,

a presto!

 

 

 

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